Ad un prima conversazione sulla triste storia di Kevin sono seguiti tanti incontri e iniziative.
Abbiamo cercato e trovato un “metodo di lavoro”, un ordine strategico per rendere il cammino di questa famiglia meno faticoso e più efficace, nel suo quotidiano sforzarsi per raccogliere fondi e vedere riconosciuti i propri diritti.
Siamo partiti aprendo un dialogo con le Istituzioni Locali, per poi rivolgerci a fondazioni ed associazioni.
Obiettivi:
E soprattutto un sogno: perché non rendere Torino un polo internazionale in questo campo?
Con la famiglia di Kevin (mamma Zamira e papà Fabio) abbiamo trascorso sia momenti di condivisione amicale, che periodi di riflessione per ampliare il ventaglio della raccolta fondi. Papà Fabio, con l’amore e la dedizione che solo un papà sa mettere, ha cominciato a produrre e vendere manufatti e gadget per finanziare la raccolta fondi.

A Natale 2022 ho cominciato ad organizzare una cena di solidarietà che ha avuto luogo a febbraio 2023, con la gioiosa partecipazione di 60 persone.
Dalla campagna mediatica successiva a questo evento sono sorte numerose opportunità rispetto a privati, associazioni e fondazioni che, avendo saputo del caso, hanno devoluto dei fondi a favore della campagna di solidarietà.
Tutte queste azioni sono portate avanti dal Comitato “REALIZZIAMO IL DESIDERIO DI KEVIN”, che i genitori del bambino hanno creato per gestire nella maniera più efficace e limpida le raccolte fondi.
Cliccate qui per ammirare il loro straordinario lavoro e per rimanere informati

Kevin è quindi riuscito a partire, a maggio 2023, destinazione USA: a Miami, avendo raccolto l’intero importo necessario (circa 200.000€), lo aspettava l’équipe del Dott. Paley dell’omonimo Istituto sito presso il St. Mary Hospital: la famiglia è rimasta in America col bambino fino a settembre 2023, perché fosse sottoposto alle indispensabili fisioterapie post-operatorie.
Apprezzabile che, grazie alla notorietà acquisita dal suo caso, l’Ospedale Regina Margherita abbia deciso, in quel periodo, di mandare periodicamente a Miami personale specializzato, al fine di acquisire pratiche e tecnologie sconosciute in Europa: è un grande passo avanti.
Tornata a casa la famiglia Polidoro, a novembre 2023 abbiamo ricominciato, aiutati da tanti amici (indimenticabile l’appello radiofonico su Radio GRP): è seguita una nuova cena di solidarietà, che ha permesso di raccogliere la cifra necessaria per permettere a Kevin di ripartire, a febbraio 2024, per essere sottoposto ad alcune improcrastinabili terapie, come la rimozione del fissatore in metallo applicato sulla gamba e le relative fisioterapie. A maggio 2024 un nuovo ritorno a Torino.
Un altro “passo” è stato compiuto e, in attesa del 2026 e di un’altra operazione di ricostruzione della gamba, a fine aprile 2025 Kevin ha sostenuto una serie di esami in Polonia, presso la struttura che il Dottor Paley mette a disposizione per le verifiche periodiche ai suoi pazienti in Europa: attraverso un ulteriore sforzo collettivo, anche questo piccolo traguardo è stato raggiunto ed ora si può guardare avanti con fiducia!
Un amico mi ha detto “se non ti conoscessi e ti osservassi dall’esterno ti detesterei, perché darei per scontato che ciò che hai fatto per quel bambino sia finto”.
Invece, non solo i risultati ottenuti, ma il rapporto umano creatosi con la famiglia di Kevin e la percezione positiva che riscontro nei tanti che mi dicono ”che bella cosa che stai facendo”, mi spinge non solo a fare di più e meglio, ma alimenta anche la consapevolezza che il mio percorso è unico perché plasmato spontaneamente sulle mie attitudini.
La mia attitudine è dare il mio meglio al prossimo.


In questi anni, ho purtroppo avuto occasione di incontrare altri bambini affetti da gravi patologie di origine genetica, la decisione di supportare Kevin è dovuta alla realizzabilità del suo sogno: poter camminare come gli altri bambini.
Non stiamo parlando, infatti, di una sindrome incurabile o di una menomazione non compensabile: la tecnologia esiste, la speranza di miglioramento della qualità della vita di questo bambino non è un’utopia bensì un futuro realizzabile, purtroppo lontano dall’Italia.
Ma allora perchè non sognare concretamente e lavorare per offrire queste cure nella nostra Torino?